Published at 15 Jun 2021
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#UniqueAndConscious, quando la moda incontra la sostenibilità “integrale” rompendo gli schemi

#UniqueAndConscious, quando la moda incontra la sostenibilità “integrale” rompendo gli schemi


Questo articolo è stato elaborato da JEBV - Junior Enterprise Business Verona, l’associazione non-profit delle Università di Verona.

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“Vedere nei limiti dei punti di partenza” è il motto di Progetto Quid, una realtà che nasce con l’obiettivo di trovare un punto d’incontro tra il mondo della moda, la qualità del Made in Italy e un’etica del lavoro più inclusiva. La sostenibilità è il loro “credo”, e l’inclusione sociale e il riutilizzo del materiale sono gli elementi alla base del loro operato.

 

La volontà di unire tutti questi elementi sotto un unico filo conduttore ha caratterizzato le fasi iniziali del lavoro di Anna Fiscale e Ludovico Mantoan, fondatori di Progetto Quid. Le prime difficoltà, infatti, sono emerse proprio nella delicata scelta del modello di business da adottare: “procedere con il riciclo di prodotti finiti o riutilizzare i tessuti in eccedenza?”.

Posti davanti a un bivio, è stato solamente attraverso numerosi tentativi di sperimentazione ed evidenziando i limiti e le possibilità che i due modelli potevano offrire, che la strada da percorrere è diventata chiara ai loro occhi: se da una parte un business basato sul riciclo di abiti finiti avrebbe inevitabilmente condotto a una scarsa possibilità creativa, dall’altra, il riutilizzo di tessuti di metrature ridotte avrebbe sicuramente favorito la germinazione di idee e la creazione di una vera collezione di moda.

 

Il cammino da intraprendere era ormai inconfutabile e fu proprio così, in un ormai non-troppo-lontano 2013, che Progetto Quid vide la luce. Produttori di moda con un proprio marchio indipendente e fornitori etici di linee di accessori e capi in co-branding di alcune aziende italiane e globali moda e lifestyle, ad oggi Progetto Quid conta 138 dipendenti, tre laboratori, due dei quali nel carcere di Montorio, e un recupero di più di 800 Km di tessuto.

 

Un salto indietro nel tempo

Anna Fiscale, veronese, un passato caratterizzato da studi di matrice economica, manageriale e internazionale. Terminato il percorso universitario, a 25 anni lascia l’Italia per volare all’estero, approdando in India e Haiti, dove lavora nell’ambito della cooperazione internazionale. All’interno di questi contesti riesce ad approfondire la controversa dimensione dell’ empowerment femminile, una realtà che pur mettendo la donna al centro, porta con sé un lato più oscuro, quello dello sfruttamento, spesso al limite delle norme sui diritti umani.

Forte della sua esperienza, Anna ritorna a Verona, con una nuova consapevolezza e uno sguardo rinnovato verso la sua precedente quotidianità, tanto che, proprio grazie ai suoi studi e al suo passato nel volontariato e nelle associazioni a tutela dei più deboli, riesce a convertire questa sua attenzione verso le situazioni di disagio sociale in un obiettivo di vita.

Alcune volte si tratta proprio di distogliere lo sguardo da qualcosa per ritornarci solamente in un secondo momento…

… È stato proprio in questo modo che Anna è riuscita a notare le grandi crepe della società nella quale viveva e tutte le fragilità che si nascondono sotto una patina di apparente perfezione del sistema, una bellezza tale da ingannare anche l’occhio più attento.

In questo momento di ricerca di identità e definizione, Anna e Ludovico si occupavano principalmente della parte commerciale, affiancati da altro personale che si occupava del lato creativo e di design. In quel periodo non si poteva ancora parlare di un’impresa, ma piuttosto di un gruppo di persone unite da un credo e dalla passione di fare qualcosa per il prossimo, tanto che il progetto per la parte di cucito si affidava a una cooperativa sociale terza che aveva dato impiego a delle donne con trascorsi di fragilità, mentre per la parte relativa alla vendita di alcuni accessori faceva leva sulla partnership con alcuni negozi veronesi.

Il sogno di Anna era proprio quello di iniziare a cambiare il mondo della moda un passo alla volta; fu solamente grazie al concretizzarsi di questo suo desiderio in linee di abbigliamento che riuscì a guadagnare la forza e la convinzione necessaria per definire a 360 gradi l’identità di “Progetto Quid”.

 

L’attenzione verso le persone, il vero valore

La loro accezione di sostenibilità nasce per essere integrale, ovvero per comprendere quella di matrice economica, sociale e ambientale; oggi, come mai prima d’ora, sono tutte di fondamentale importanza, tanto che risulterebbe impossibile esularne anche una dall’equazione. Nel panorama attuale, infatti, è sempre più necessario operare su tutte le linee per ottenere il giusto equilibrio in termini di business e per far sì che quest’ultimo possa reagire prontamente ai cambiamenti esterni.

Per riuscire a garantire una sostenibilità sociale, oltre a quella ambientale, Quid nacque dapprima come cooperativa sociale e nel 2017, grazie alla Riforma del Codice del Terzo Settore, diviene un’impresa sociale, tanto da porsi a cavallo tra il mondo profit e quello non-profit.

Il suo impegno, volto alla creazione di una società inclusiva e migliore, passa anche attraverso la collaborazione con la Casa Circondariale di Montorio: il progetto vanta infatti una decina di dipendenti all’interno della Casa Circondariale, divisi tra due laboratori, uno femminile e uno maschile.

I laboratori in carcere sono stati presi in gestione in diversi momenti: nel 2014 quello femminile e nel 2018 quello maschile, in entrambi i casi a scopo ricreativo. Solo successivamente sono stati convertiti in ambienti produttivi, tanto che i carcerati sono dei veri e propri dipendenti pagati. In particolare, Quid non esporta tanto le collezioni di moda quanto quelle di accessori per una questione puramente organizzativa: lavorare con la casa circondariale è veramente delicato, in quanto le persone presenti al suo interno possono essere trasferite da un giorno all’altro, senza preavviso, interrompendo non solo un percorso ricreativo, ma anche lavorativo. In tal senso, diventa veramente difficile poter attivare dei percorsi di lunga durata.

Il rapporto di lavoro che si è instaurato all’interno di queste realtà è normalizzato, anche se di forte matrice educativa e relazionale. Il risultato che si auspica è quello di riuscire a unire il mondo del carcere a quello lavorativo, con l’intento di poter proseguire il rapporto instaurato anche al di fuori di questo: non è raro infatti che alcuni detenuti, una volta usciti dal carcere, abbiano continuato il percorso all’interno di Quid. L’obiettivo è proprio quello di insegnare un mestiere e di dare delle competenze professionali spendibili a una categoria che sarebbe comunque soggetta a discriminazione all’interno del mercato del lavoro. Offrire una possibilità concreta di reinserimento si rivela essere uno dei pilastri portanti di Quid.

 

Noi donne coraggiose

Nulla può reprimere la passione e l’ambizione di una donna che sogna di cambiare uno dei capostipiti del mondo femminile: quello della moda. Una leadership principalmente al femminile, dove il management è composto dal 78% di donne e il CDA dal 65%. Un contesto prettamente formato da donne, dove queste hanno sempre la parola e la libertà di azione, senza sentirsi discriminate. Ovviamente il rapporto con l’esterno è più complicato e spesso si riscontrano delle difficoltà nell’ affermare le proprie idee: la stessa Anna, fattasi portatrice di un nuovo modello di moda altamente sostenibile e con la voglia di cambiare la società attraverso il suo progetto ha fatto fatica a emergere. Nonostante i primi “no”, il supporto non tardò ad arrivare: le prime realtà a credere in Quid e nei suoi ideali furono proprio quelle legate al panorama veronese, tra cui troviamo la Fondazione San Zeno e Calzedonia.

 

La crescita in Quid

La formazione che propone Quid è senza ombra di dubbio mirata all’assunzione. Il processo di crescita vede solitamente un periodo iniziale di tirocinio che si trasforma in un contratto a termine e, solo successivamente, in uno a tempo indeterminato. Alle volte, questo percorso può essere visto come ostacolante, ma in realtà permette a chi lo intraprende di conoscere sin dalle prime battute la grande famiglia di Quid nella sua totalità, ovvero offre una panoramica delle persone che lo compongono e dei processi interni che lo regolano. L’organizzazione interna prevede un’articolazione in piccoli gruppi impegnati su tre linee produttive differenti. Ogni gruppo è gestito da una Tutor, una persona con quel pizzico in più di “Quiddico”, ovvero una maggiore esperienza in ambito tessile.

Progetto Quid crede nell’apprendimento on the job, ovvero direttamente sul campo, perciò mettere le mani in pasta è fondamentale sin dal primo momento.

Al loro ingresso, le persone hanno la possibilità di mettersi in gioco in diverse attività: dal controllo qualità, allo stiro, fino a cimentarsi in tutti quei processi che richiedono competenze più elevate. Occuparsi del controllo qualità significa conoscere il prodotto a 360 gradi, così da garantire sempre un elevato livello. Lo step formativo successivo include l’utilizzo della macchina da cucire, con un salto dalle piccole lavorazioni a quelle più complesse. È un percorso di apprendimento ripetitivo, ma che consente di imparare in fretta.

Quid prevede anche un percorso di formazione per le Tutor; stiamo parlando di “She will”, un percorso di leadership femminile mirato allo sviluppo delle competenze necessarie per guidare i gruppi di lavoro come se si trattasse di una piccola famiglia all’interno di quella che è invece la grande realtà Quid.

Dal 2018, il progetto collabora con ELL Economics Living Lab, lo spin off dell’Università di Verona per la misurazione dell'impatto sociale. Per Quid è da sempre di fondamentale importanza tenere traccia del livello di soddisfazione e di crescita dei propri collaboratori. I risultati hanno dimostrato come Quid possa effettivamente aiutare le persone a fare uno scatto nella loro vita.

 

Un consiglio a noi giovani e alle realtà emergenti

Umiltà e capacità di imparare dagli altri. È importante costruire un network con il territorio circostante e le persone che lo popolano, oltre ad essere consapevoli delle proprie competenze e dei limiti che si possono superare solo grazie l’aiuto esterno. Quid, ad esempio, è così come lo conosciamo proprio grazie a tutte le realtà con cui collaborano tra cui i fornitori tessili, i servizi sociali, aziende partner, realtà del terzo settore, l’Università, ecc.

 

Covid-19: la fragilità si converte in nuove opportunità

L’impatto della pandemia è stato enorme, specie per quelle persone più fragili. La priorità, infatti, era riaprire per dare ai dipendenti un senso di serenità, ristabilendo il contatto con la quotidianità.

Anche Quid ha riconvertito la produzione creando la mascherina “Recover”, un prodotto sostenibile e sicuro, certificato dall’Istituto Superiore di Sanità e composto da un tessuto lavabile fino a trenta volte. Grazie a questo processo di riconversione, Quid è riuscito ad assicurare lavoro e stipendio ai suoi dipendenti, rimanendo fedele ai suoi valori.

Per soddisfare la domanda che si era creata, il Progetto ha inoltre deciso di coinvolgere nell’iniziativa anche altre cooperative, sperimentando così il ruolo da supervisore e mentore.

 

E adesso?

Il futuro è chiaro: formazione e crescita commerciale. Il primo obiettivo è sicuramente la crescita delle risorse attualmente in essere e la continua strutturazione dell’organizzazione interna, affinché quest’ultima sia pronta a rispondere ai repentini cambiamenti che provengono dall’esterno, e agli ostacoli e alle priorità che si avvicendano lungo il cammino.

A questo, si aggiunge poi il desiderio di ampliare la rete dei negozi per trasmettere il messaggio e la promessa che Progetto Quid porta con sé: una moda sostenibile e una società migliore, dove nessuno sia più vittima di discriminazione ingiustificata.

 

Quello di Quid è un cammino costellato da tanta sperimentazione e successi. Partire dai propri limiti non è semplice, ma è sicuramente più facile quando si è circondati da una famiglia con gli stessi obiettivi, ideali e valori; le persone che fanno parte di questa realtà sono proprio come il materiale che Quid impiega per le sue creazioni: una tela grezza con un potenziale inespresso che aspetta solo la giusta occasione per potersi esprimere.

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Questo articolo è stato elaborato da JEBV - Junior Enterprise Business Verona, l’associazione non-profit delle Università di Verona.

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“Vedere nei limiti dei punti di partenza” è il motto di Progetto Quid, una realtà che nasce con l’obiettivo di trovare un punto d’incontro tra il mondo della moda, la qualità del Made in Italy e un’etica del lavoro più inclusiva. La sostenibilità è il loro “credo”, e l’inclusione sociale e il riutilizzo del materiale sono gli elementi alla base del loro operato.

 

La volontà di unire tutti questi elementi sotto un unico filo conduttore ha caratterizzato le fasi iniziali del lavoro di Anna Fiscale e Ludovico Mantoan, fondatori di Progetto Quid. Le prime difficoltà, infatti, sono emerse proprio nella delicata scelta del modello di business da adottare: “procedere con il riciclo di prodotti finiti o riutilizzare i tessuti in eccedenza?”.

Posti davanti a un bivio, è stato solamente attraverso numerosi tentativi di sperimentazione ed evidenziando i limiti e le possibilità che i due modelli potevano offrire, che la strada da percorrere è diventata chiara ai loro occhi: se da una parte un business basato sul riciclo di abiti finiti avrebbe inevitabilmente condotto a una scarsa possibilità creativa, dall’altra, il riutilizzo di tessuti di metrature ridotte avrebbe sicuramente favorito la germinazione di idee e la creazione di una vera collezione di moda.

 

Il cammino da intraprendere era ormai inconfutabile e fu proprio così, in un ormai non-troppo-lontano 2013, che Progetto Quid vide la luce. Produttori di moda con un proprio marchio indipendente e fornitori etici di linee di accessori e capi in co-branding di alcune aziende italiane e globali moda e lifestyle, ad oggi Progetto Quid conta 138 dipendenti, tre laboratori, due dei quali nel carcere di Montorio, e un recupero di più di 800 Km di tessuto.

 

Un salto indietro nel tempo

Anna Fiscale, veronese, un passato caratterizzato da studi di matrice economica, manageriale e internazionale. Terminato il percorso universitario, a 25 anni lascia l’Italia per volare all’estero, approdando in India e Haiti, dove lavora nell’ambito della cooperazione internazionale. All’interno di questi contesti riesce ad approfondire la controversa dimensione dell’ empowerment femminile, una realtà che pur mettendo la donna al centro, porta con sé un lato più oscuro, quello dello sfruttamento, spesso al limite delle norme sui diritti umani.

Forte della sua esperienza, Anna ritorna a Verona, con una nuova consapevolezza e uno sguardo rinnovato verso la sua precedente quotidianità, tanto che, proprio grazie ai suoi studi e al suo passato nel volontariato e nelle associazioni a tutela dei più deboli, riesce a convertire questa sua attenzione verso le situazioni di disagio sociale in un obiettivo di vita.

Alcune volte si tratta proprio di distogliere lo sguardo da qualcosa per ritornarci solamente in un secondo momento…

… È stato proprio in questo modo che Anna è riuscita a notare le grandi crepe della società nella quale viveva e tutte le fragilità che si nascondono sotto una patina di apparente perfezione del sistema, una bellezza tale da ingannare anche l’occhio più attento.

In questo momento di ricerca di identità e definizione, Anna e Ludovico si occupavano principalmente della parte commerciale, affiancati da altro personale che si occupava del lato creativo e di design. In quel periodo non si poteva ancora parlare di un’impresa, ma piuttosto di un gruppo di persone unite da un credo e dalla passione di fare qualcosa per il prossimo, tanto che il progetto per la parte di cucito si affidava a una cooperativa sociale terza che aveva dato impiego a delle donne con trascorsi di fragilità, mentre per la parte relativa alla vendita di alcuni accessori faceva leva sulla partnership con alcuni negozi veronesi.

Il sogno di Anna era proprio quello di iniziare a cambiare il mondo della moda un passo alla volta; fu solamente grazie al concretizzarsi di questo suo desiderio in linee di abbigliamento che riuscì a guadagnare la forza e la convinzione necessaria per definire a 360 gradi l’identità di “Progetto Quid”.

 

L’attenzione verso le persone, il vero valore

La loro accezione di sostenibilità nasce per essere integrale, ovvero per comprendere quella di matrice economica, sociale e ambientale; oggi, come mai prima d’ora, sono tutte di fondamentale importanza, tanto che risulterebbe impossibile esularne anche una dall’equazione. Nel panorama attuale, infatti, è sempre più necessario operare su tutte le linee per ottenere il giusto equilibrio in termini di business e per far sì che quest’ultimo possa reagire prontamente ai cambiamenti esterni.

Per riuscire a garantire una sostenibilità sociale, oltre a quella ambientale, Quid nacque dapprima come cooperativa sociale e nel 2017, grazie alla Riforma del Codice del Terzo Settore, diviene un’impresa sociale, tanto da porsi a cavallo tra il mondo profit e quello non-profit.

Il suo impegno, volto alla creazione di una società inclusiva e migliore, passa anche attraverso la collaborazione con la Casa Circondariale di Montorio: il progetto vanta infatti una decina di dipendenti all’interno della Casa Circondariale, divisi tra due laboratori, uno femminile e uno maschile.

I laboratori in carcere sono stati presi in gestione in diversi momenti: nel 2014 quello femminile e nel 2018 quello maschile, in entrambi i casi a scopo ricreativo. Solo successivamente sono stati convertiti in ambienti produttivi, tanto che i carcerati sono dei veri e propri dipendenti pagati. In particolare, Quid non esporta tanto le collezioni di moda quanto quelle di accessori per una questione puramente organizzativa: lavorare con la casa circondariale è veramente delicato, in quanto le persone presenti al suo interno possono essere trasferite da un giorno all’altro, senza preavviso, interrompendo non solo un percorso ricreativo, ma anche lavorativo. In tal senso, diventa veramente difficile poter attivare dei percorsi di lunga durata.

Il rapporto di lavoro che si è instaurato all’interno di queste realtà è normalizzato, anche se di forte matrice educativa e relazionale. Il risultato che si auspica è quello di riuscire a unire il mondo del carcere a quello lavorativo, con l’intento di poter proseguire il rapporto instaurato anche al di fuori di questo: non è raro infatti che alcuni detenuti, una volta usciti dal carcere, abbiano continuato il percorso all’interno di Quid. L’obiettivo è proprio quello di insegnare un mestiere e di dare delle competenze professionali spendibili a una categoria che sarebbe comunque soggetta a discriminazione all’interno del mercato del lavoro. Offrire una possibilità concreta di reinserimento si rivela essere uno dei pilastri portanti di Quid.

 

Noi donne coraggiose

Nulla può reprimere la passione e l’ambizione di una donna che sogna di cambiare uno dei capostipiti del mondo femminile: quello della moda. Una leadership principalmente al femminile, dove il management è composto dal 78% di donne e il CDA dal 65%. Un contesto prettamente formato da donne, dove queste hanno sempre la parola e la libertà di azione, senza sentirsi discriminate. Ovviamente il rapporto con l’esterno è più complicato e spesso si riscontrano delle difficoltà nell’ affermare le proprie idee: la stessa Anna, fattasi portatrice di un nuovo modello di moda altamente sostenibile e con la voglia di cambiare la società attraverso il suo progetto ha fatto fatica a emergere. Nonostante i primi “no”, il supporto non tardò ad arrivare: le prime realtà a credere in Quid e nei suoi ideali furono proprio quelle legate al panorama veronese, tra cui troviamo la Fondazione San Zeno e Calzedonia.

 

La crescita in Quid

La formazione che propone Quid è senza ombra di dubbio mirata all’assunzione. Il processo di crescita vede solitamente un periodo iniziale di tirocinio che si trasforma in un contratto a termine e, solo successivamente, in uno a tempo indeterminato. Alle volte, questo percorso può essere visto come ostacolante, ma in realtà permette a chi lo intraprende di conoscere sin dalle prime battute la grande famiglia di Quid nella sua totalità, ovvero offre una panoramica delle persone che lo compongono e dei processi interni che lo regolano. L’organizzazione interna prevede un’articolazione in piccoli gruppi impegnati su tre linee produttive differenti. Ogni gruppo è gestito da una Tutor, una persona con quel pizzico in più di “Quiddico”, ovvero una maggiore esperienza in ambito tessile.

Progetto Quid crede nell’apprendimento on the job, ovvero direttamente sul campo, perciò mettere le mani in pasta è fondamentale sin dal primo momento.

Al loro ingresso, le persone hanno la possibilità di mettersi in gioco in diverse attività: dal controllo qualità, allo stiro, fino a cimentarsi in tutti quei processi che richiedono competenze più elevate. Occuparsi del controllo qualità significa conoscere il prodotto a 360 gradi, così da garantire sempre un elevato livello. Lo step formativo successivo include l’utilizzo della macchina da cucire, con un salto dalle piccole lavorazioni a quelle più complesse. È un percorso di apprendimento ripetitivo, ma che consente di imparare in fretta.

Quid prevede anche un percorso di formazione per le Tutor; stiamo parlando di “She will”, un percorso di leadership femminile mirato allo sviluppo delle competenze necessarie per guidare i gruppi di lavoro come se si trattasse di una piccola famiglia all’interno di quella che è invece la grande realtà Quid.

Dal 2018, il progetto collabora con ELL Economics Living Lab, lo spin off dell’Università di Verona per la misurazione dell'impatto sociale. Per Quid è da sempre di fondamentale importanza tenere traccia del livello di soddisfazione e di crescita dei propri collaboratori. I risultati hanno dimostrato come Quid possa effettivamente aiutare le persone a fare uno scatto nella loro vita.

 

Un consiglio a noi giovani e alle realtà emergenti

Umiltà e capacità di imparare dagli altri. È importante costruire un network con il territorio circostante e le persone che lo popolano, oltre ad essere consapevoli delle proprie competenze e dei limiti che si possono superare solo grazie l’aiuto esterno. Quid, ad esempio, è così come lo conosciamo proprio grazie a tutte le realtà con cui collaborano tra cui i fornitori tessili, i servizi sociali, aziende partner, realtà del terzo settore, l’Università, ecc.

 

Covid-19: la fragilità si converte in nuove opportunità

L’impatto della pandemia è stato enorme, specie per quelle persone più fragili. La priorità, infatti, era riaprire per dare ai dipendenti un senso di serenità, ristabilendo il contatto con la quotidianità.

Anche Quid ha riconvertito la produzione creando la mascherina “Recover”, un prodotto sostenibile e sicuro, certificato dall’Istituto Superiore di Sanità e composto da un tessuto lavabile fino a trenta volte. Grazie a questo processo di riconversione, Quid è riuscito ad assicurare lavoro e stipendio ai suoi dipendenti, rimanendo fedele ai suoi valori.

Per soddisfare la domanda che si era creata, il Progetto ha inoltre deciso di coinvolgere nell’iniziativa anche altre cooperative, sperimentando così il ruolo da supervisore e mentore.

 

E adesso?

Il futuro è chiaro: formazione e crescita commerciale. Il primo obiettivo è sicuramente la crescita delle risorse attualmente in essere e la continua strutturazione dell’organizzazione interna, affinché quest’ultima sia pronta a rispondere ai repentini cambiamenti che provengono dall’esterno, e agli ostacoli e alle priorità che si avvicendano lungo il cammino.

A questo, si aggiunge poi il desiderio di ampliare la rete dei negozi per trasmettere il messaggio e la promessa che Progetto Quid porta con sé: una moda sostenibile e una società migliore, dove nessuno sia più vittima di discriminazione ingiustificata.

 

Quello di Quid è un cammino costellato da tanta sperimentazione e successi. Partire dai propri limiti non è semplice, ma è sicuramente più facile quando si è circondati da una famiglia con gli stessi obiettivi, ideali e valori; le persone che fanno parte di questa realtà sono proprio come il materiale che Quid impiega per le sue creazioni: una tela grezza con un potenziale inespresso che aspetta solo la giusta occasione per potersi esprimere.

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