Published at 15 Jun 2021
Published at 15 Jun 2021
ICT World: la storia di Andrea, studente di ingegneria informatica del Politecnico di Milano

ICT World: la storia di Andrea, studente di ingegneria informatica del Politecnico di Milano


In questa rubrica, Tutored ha raccolto le storie di brillanti studenti in ambito informatico, provenienti dalle migliori università italiane. 

 

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.

 

Innanzitutto, ti chiederei di presentarti come persona, focalizzandoti in particolare sui tuoi interessi, le passioni e le ambizioni che hai avuto sin da giovane, e che ti hanno portato a studiare al Politecnico.

 

Salve a tutta la comunità di Tutored, mi presento, sono Andrea, studente di ingegneria informatica al Politecnico di Milano.

Ho cominciato a smanettare con i computer sin da quando mia madre, da bambino, mi chiedeva di trascrivere dei documenti per lei su Microsoft Word (al tempo, gli scanner non erano ancora cosi affermati); ai tempi c’era ancora la vecchia 56k che non ti permetteva di ricevere telefonate sul telefono fisso di casa se contemporaneamente stavi navigando in internet.

La mia passione per i computer cresceva di anno in anno, e al tempo stesso i sistemi operativi Microsoft che avevamo in casa si aggiornavano e miglioravano; passavo ore intere ad imparare, davanti a uno schermo, quali fossero le peculiarità hardware e software di quelle macchine.
Fu poi la scelta di iniziare un istituto tecnico con specializzazione in informatica, al posto del liceo, a farmi capire che era quella la strada giusta della mia vita.
L’iscrizione ad una Triennale di Ingegneria informatica (che ho frequentato a Salerno) ne è stata la naturale conseguenza.

La scelta del Politecnico, invece, è stata frutto di un insieme di pensieri e considerazioni: hanno prevalso la voglia di cambiare aria, nonostante l’ottima esperienza nel campus universitario di Salerno, e la voglia di misurarmi con un’ambiente più competitivo, unito al fascino della città di Milano e al prestigio del Poli.

 

Come ti trovi al Politecnico di Milano? Come trovi che sia il bilanciamento fra teoria e pratica nella didattica? 

 

Inutile negarlo: la vita all’Uni è stata decisamente compromessa a causa della pandemia per il Covid-19; in ogni caso, ammetto che anche prima di questa non ho comunque vissuto l’esperienza del Politecnico nel modo che avevo immaginato: un po’ per colpa mia, un po’ per un ambiente diverso da quello dal quale provenivo.
Per quanto riguarda la didattica, credo che (come purtroppo anche in tante altre università in Italia) ci sia ancora una “forbice” tra quella che è la teoria che viene insegnata e la pratica sul campo.

 

Potresti raccontarci di una tua esperienza extrauniversitaria (ma anche, se desideri, più di una) particolarmente rilevante per la tua formazione? Uno stage, un erasmus, un progetto, un’esperienza di volontariato, una passione particolare…

 

Mi ritengo fortunato ad aver avuto la possibilità di partecipare al progetto “Erasmus+” in Belgio, dedicato agli internships in azienda, ai tempi dell'inizio del mio percorso di studi in triennale.
Si trattava di un bando finanziato dall’unione Europea per i neodiplomati più meritevoli.
Tralasciando i dettagli relativi alla selezione, arrivato a Bruxelles venni collocato nell'European Centre For Economic Policy Analysis and Affairs, un'azienda dedita all’analisi di policies e progetti per l’Unione Europea.
Il mio compito consisteva principalmente nella manutenzione del sistema IT dell’azienda, la costruzione del loro sito web (che non è quello attuale, ormai è stato aggiornato), oltre a tutta una serie di altri task in ambito software.
E’ stata un’esperienza a 360°, che mi ha dato il giusto mindset per affrontare il mondo del lavoro, ma che soprattutto mi ha formato molto anche a livello umano, attraverso i diversi progetti a tema “social inclusion” ai quali ho potuto partecipare.

Il secondo “Erasmus”, che è consistito questa volta nel tradizionale progetto di scambio universitario, l'ho fatto in Polonia, una nazione in forte crescita nel settore delle nuove tecnologie e nell'ambito IT.
Un’esperienza che ho affrontato, questa volta, con una maggior maturità, che mi ha dato la possibilità di misurarmi in un contesto internazionale, in cui ho conosciuto persone fantastiche.

 

Raccontaci di una ambizione per il futuro: cosa pensi di fare dopo il Politecnico? Dove ti piacerebbe andare a lavorare? Quali pensi che siano gli step necessari per arrivarci?

 

Il futuro è ancora un’incognita per me, ho capito che preferisco vivere il presente piuttosto che pianificare il futuro in ogni minimo dettaglio.
Ma se devo dare una risposta, rispondo che adesso mi piacerebbe provare un’esperienza lavorativa all’estero, magari in qualche paese per cui sono particolarmente affascinato (come Olanda, Belgio o Germania) ma credo che ci penserò seriamente a partire dal prossimo gennaio, laurea permettendo. Quello che penso mi serva è soltanto una giusta dose di coraggio, unitamente alla volontà di mettermi in gioco nelle sfide che riterrò stimolanti.

 

Secondo te qual è una tecnologia già esistente (un algoritmo, una componente hardware, una componente software, un progetto…)  le cui potenzialità non sono state a pieno sfruttate? O che ha ampi margini di sviluppo? Una tecnologia che, se sfruttata a dovere, potrebbe avere successo in futuro?


In quanto machine learning scientist, sostengo che quest'ambito abbia un’enorme potenziale (che in parte si sta già realizzando), e spero continuerà a guidare il progresso tecnologico.
È uno strumento che ha un potenziale enorme, e che si può aplicare in tantissimi ambiti: dalla domotica al digital health, dalla guida autonoma fino ai videogiochi di ultima generazione. È qualcosa che sta diventando parte integrante della nostra vita, e che può portare benefici incredibili.

 

In questa rubrica, Tutored ha raccolto le storie di brillanti studenti in ambito informatico, provenienti dalle migliori università italiane. 

 

Tutored è il punto di incontro tra studenti, giovani laureati e aziende. All’interno della nostra piattaforma, i membri hanno la possibilità di scoprire gli sbocchi lavorativi in base al loro percorso di studi, conoscere grandi aziende e candidarsi alle numerose opportunità di stage, lavoro e graduate program. La nostra community è formata da giovani uniti dall'ambizione. Su Tutored, raccontiamo le loro storie ed esperienze, con l'obiettivo di ispirare i più giovani e dare un'idea concreta del mondo del lavoro.

 

Innanzitutto, ti chiederei di presentarti come persona, focalizzandoti in particolare sui tuoi interessi, le passioni e le ambizioni che hai avuto sin da giovane, e che ti hanno portato a studiare al Politecnico.

 

Salve a tutta la comunità di Tutored, mi presento, sono Andrea, studente di ingegneria informatica al Politecnico di Milano.

Ho cominciato a smanettare con i computer sin da quando mia madre, da bambino, mi chiedeva di trascrivere dei documenti per lei su Microsoft Word (al tempo, gli scanner non erano ancora cosi affermati); ai tempi c’era ancora la vecchia 56k che non ti permetteva di ricevere telefonate sul telefono fisso di casa se contemporaneamente stavi navigando in internet.

La mia passione per i computer cresceva di anno in anno, e al tempo stesso i sistemi operativi Microsoft che avevamo in casa si aggiornavano e miglioravano; passavo ore intere ad imparare, davanti a uno schermo, quali fossero le peculiarità hardware e software di quelle macchine.
Fu poi la scelta di iniziare un istituto tecnico con specializzazione in informatica, al posto del liceo, a farmi capire che era quella la strada giusta della mia vita.
L’iscrizione ad una Triennale di Ingegneria informatica (che ho frequentato a Salerno) ne è stata la naturale conseguenza.

La scelta del Politecnico, invece, è stata frutto di un insieme di pensieri e considerazioni: hanno prevalso la voglia di cambiare aria, nonostante l’ottima esperienza nel campus universitario di Salerno, e la voglia di misurarmi con un’ambiente più competitivo, unito al fascino della città di Milano e al prestigio del Poli.

 

Come ti trovi al Politecnico di Milano? Come trovi che sia il bilanciamento fra teoria e pratica nella didattica? 

 

Inutile negarlo: la vita all’Uni è stata decisamente compromessa a causa della pandemia per il Covid-19; in ogni caso, ammetto che anche prima di questa non ho comunque vissuto l’esperienza del Politecnico nel modo che avevo immaginato: un po’ per colpa mia, un po’ per un ambiente diverso da quello dal quale provenivo.
Per quanto riguarda la didattica, credo che (come purtroppo anche in tante altre università in Italia) ci sia ancora una “forbice” tra quella che è la teoria che viene insegnata e la pratica sul campo.

 

Potresti raccontarci di una tua esperienza extrauniversitaria (ma anche, se desideri, più di una) particolarmente rilevante per la tua formazione? Uno stage, un erasmus, un progetto, un’esperienza di volontariato, una passione particolare…

 

Mi ritengo fortunato ad aver avuto la possibilità di partecipare al progetto “Erasmus+” in Belgio, dedicato agli internships in azienda, ai tempi dell'inizio del mio percorso di studi in triennale.
Si trattava di un bando finanziato dall’unione Europea per i neodiplomati più meritevoli.
Tralasciando i dettagli relativi alla selezione, arrivato a Bruxelles venni collocato nell'European Centre For Economic Policy Analysis and Affairs, un'azienda dedita all’analisi di policies e progetti per l’Unione Europea.
Il mio compito consisteva principalmente nella manutenzione del sistema IT dell’azienda, la costruzione del loro sito web (che non è quello attuale, ormai è stato aggiornato), oltre a tutta una serie di altri task in ambito software.
E’ stata un’esperienza a 360°, che mi ha dato il giusto mindset per affrontare il mondo del lavoro, ma che soprattutto mi ha formato molto anche a livello umano, attraverso i diversi progetti a tema “social inclusion” ai quali ho potuto partecipare.

Il secondo “Erasmus”, che è consistito questa volta nel tradizionale progetto di scambio universitario, l'ho fatto in Polonia, una nazione in forte crescita nel settore delle nuove tecnologie e nell'ambito IT.
Un’esperienza che ho affrontato, questa volta, con una maggior maturità, che mi ha dato la possibilità di misurarmi in un contesto internazionale, in cui ho conosciuto persone fantastiche.

 

Raccontaci di una ambizione per il futuro: cosa pensi di fare dopo il Politecnico? Dove ti piacerebbe andare a lavorare? Quali pensi che siano gli step necessari per arrivarci?

 

Il futuro è ancora un’incognita per me, ho capito che preferisco vivere il presente piuttosto che pianificare il futuro in ogni minimo dettaglio.
Ma se devo dare una risposta, rispondo che adesso mi piacerebbe provare un’esperienza lavorativa all’estero, magari in qualche paese per cui sono particolarmente affascinato (come Olanda, Belgio o Germania) ma credo che ci penserò seriamente a partire dal prossimo gennaio, laurea permettendo. Quello che penso mi serva è soltanto una giusta dose di coraggio, unitamente alla volontà di mettermi in gioco nelle sfide che riterrò stimolanti.

 

Secondo te qual è una tecnologia già esistente (un algoritmo, una componente hardware, una componente software, un progetto…)  le cui potenzialità non sono state a pieno sfruttate? O che ha ampi margini di sviluppo? Una tecnologia che, se sfruttata a dovere, potrebbe avere successo in futuro?


In quanto machine learning scientist, sostengo che quest'ambito abbia un’enorme potenziale (che in parte si sta già realizzando), e spero continuerà a guidare il progresso tecnologico.
È uno strumento che ha un potenziale enorme, e che si può aplicare in tantissimi ambiti: dalla domotica al digital health, dalla guida autonoma fino ai videogiochi di ultima generazione. È qualcosa che sta diventando parte integrante della nostra vita, e che può portare benefici incredibili.