Gruppo Amadori

Pubblicato il 08 Jan 2026
Pubblicato il 08 Jan 2026
Joinrs con Emanuele Maltoni, Responsabile Ingegneria di Produzione Alimentare in Gruppo Amadori

Joinrs con Emanuele Maltoni, Responsabile Ingegneria di Produzione Alimentare in Gruppo Amadori


"La vera forza del Gruppo Amadori risiede in un’ingegneria pratica e collaborativa, dove il lavoro di squadra e le opportunità di crescita professionale vanno di pari passo con l’eccellenza tecnica" 

 

1) Durante i tuoi studi, cosa ti ha spinto a scegliere Ingegneria dell’industria alimentare e, più avanti, a specializzarti in ingegneria meccanica dell’industria alimentare?

La scelta di Ingegneria dell’Industria Alimentare nasce da una forte convinzione di fondo per cui volevo diventare ingegnere. È sempre stata una vocazione naturale, qualcosa che sentivo affine al mio modo di pensare. Valutando l’offerta dell’Università di Bologna, questo corso, all’epoca relativamente nuovo, mi ha colpito perché coniugava ingegneria e processi industriali, offrendo una prospettiva concreta sul funzionamento delle grandi realtà produttive.

Probabilmente ha influito anche il mio interesse maturato nel tempo per il “dietro le quinte” dell’industria, alimentato da programmi divulgativi quali “Com’è fatto”, che raccontano come nascono i prodotti attraverso processi articolati e tecnologie avanzate. Col senno di poi, quella scelta si è rivelata particolarmente strategica, mi ha permesso di sviluppare competenze trasversali sui processi industriali e ha rappresentato una base solida per il mio percorso professionale nel Gruppo Amadori, dove la complessità produttiva è un elemento centrale.

2) Nel tuo ruolo coordini un team di Ingegneri di processo e Ingegneri impianti. Come si differenziano queste due figure e come lavorano insieme nella quotidianità?

Le due figure si distinguono principalmente per l’ambito di responsabilità, pur lavorando in modo fortemente integrato.
L’Ingegnere di Processo presidia il cuore produttivo dell’azienda, occupandosi del flusso del prodotto, delle macchine di processo e della definizione delle esigenze tecniche necessarie al funzionamento delle linee, come fabbisogni energetici, termici e produttivi. È una figura che costruisce la visione complessiva del processo e ne garantisce l’efficienza e la coerenza con gli obiettivi industriali.

L’Ingegnere degli Impianti, invece, traduce queste esigenze in infrastrutture concrete. Progetta e coordina la realizzazione degli impianti, dei fabbricati e delle utilities come elettricità, vapore, acqua, aria compressa e così via, che rendono possibile l’operatività delle linee di processo.

Nella quotidianità, il lavoro è fortemente sinergico. Il risultato del lavoro dell’Ingegnere di Processo rappresenta l’input per il progetto impiantistico. Allo stesso modo, le esigenze legate agli spazi e ai layout produttivi vengono trasformate dall’Ingegnere Impianti in soluzioni tecniche concrete.

Il ruolo di Ingegnere di Processo è particolarmente stimolante per un giovane dal momento che non è standardizzato in ambito accademico e richiede una formazione prevalentemente sul campo. Essere questa figura in Gruppo Amadori, consente di sviluppare una visione a 360° sul core business dell’azienda, rendendolo un ruolo altamente formativo, strategico e trasversale, capace di integrare competenze tecniche, gestionali e organizzative.

3) Gruppo Amadori è una realtà industriale complessa. Quali sono oggi le principali sfide ingegneristiche che ti trovi ad affrontare?

Operare nel Gruppo Amadori significa muoversi in un contesto industriale articolato, dove il valore dell’ingegneria risiede nella capacità di confrontarsi con la complessità e coordinare molteplici attori e competenze.

Il ruolo dell’Ingegnere di Processo è centrale nella traduzione delle esigenze del business in progetti concreti. Raccogliamo input che arrivano dalla produzione, dalla manutenzione e dalla direzione industriale, spesso in risposta a nuove richieste di mercato, e li trasformiamo in specifiche di progetto che vengono poi sviluppate da fornitori e partner tecnici.

Le principali sfide si concentrano su tre ambiti chiave. Il primo riguarda la sicurezza ed ergonomia degli operatori. Progettare linee sicure, efficienti ed ergonomiche è una priorità assoluta e richiede un presidio costante da parte nostra.
Il secondo è la sicurezza alimentare e l’igiene. Garantire criteri di hygienic design lungo tutta la filiera produttiva è fondamentale, soprattutto in un settore come quello alimentare.
Infine, c’è una sfida trasversale ma decisiva, cioè quella di far dialogare professionalità diverse. Mettere attorno allo stesso tavolo manutentori, responsabili di reparto, qualità, marketing e fornitori richiede capacità di ascolto, mediazione e visione sistemica, che sono ormai competenze essenziali per chi lavora in ingegneria industriale.

4) Secondo te, cosa contraddistingue il Gruppo Amadori rispetto ad altre realtà del settore alimentare?

Uno degli elementi che più caratterizza il Gruppo Amadori è la reale possibilità di crescita interna. La valorizzazione delle persone è concreta. Esistono numerosi percorsi professionali che dimostrano come sia possibile evolvere nel tempo e raggiungere ruoli di responsabilità grazie ai risultati, alle competenze e all’impegno.

A questo si affianca una cultura organizzativa informale e accessibile. Pur essendo una grande realtà industriale, il Gruppo mantiene un clima di collaborazione e apertura, dove il dialogo tra livelli organizzativi è naturale e quotidiano.

Infine, un elemento distintivo fondamentale è la filiera altamente integrata, dal mondo agricolo alla trasformazione industriale fino alla distribuzione. Questo consente di sviluppare una visione completa del business e rende il contesto stimolante per chi lavora in ambito tecnico e ingegneristico.

5) Dal punto di vista delle persone, quali sono i principali punti di forza del Gruppo Amadori come luogo di lavoro?

Flessibilità e benessere sono oggi priorità concrete nel Gruppo Amadori. L’azienda ha introdotto negli anni strumenti e iniziative che favoriscono un equilibrio reale tra vita privata e professionale, rispondendo alle esigenze delle nuove generazioni.

Lo smart working è stato mantenuto anche dopo il periodo pandemico, l’orario di lavoro è flessibile con ingresso tra le 8 e le 10, e sono attivi servizi di supporto psicologico gratuito, oltre a iniziative dedicate alla genitorialità e al benessere complessivo delle persone.

Accanto a questi aspetti, il Gruppo promuove un forte senso di coinvolgimento, attenzione alla salute e sicurezza, formazione continua e prospettive di crescita professionale. È un ambiente che negli anni si è evoluto, adottando un approccio moderno alla gestione delle persone, mantenendo il valore delle relazioni e della collaborazione.

6) Quanto è importante creare ponti con le università e con iniziative come la B. Future Challenge a cui avete partecipato recentemente?

Creare ponti con il mondo accademico è strategico, soprattutto per le aree STEM e ingegneria. Queste collaborazioni permettono di raccontare la reale complessità industriale del Gruppo Amadori, a volte poco conosciuta dagli studenti, e di mostrare le numerose opportunità professionali che offre.

Iniziative come la B. Future Challenge rappresentano un valore aggiunto per entrambe le parti. Per l’azienda sono un processo di valutazione immersivo e più efficace dei tradizionali colloqui; mentre per gli studenti rappresentano un’occasione concreta per conoscere dall’interno la nostra realtà, la filiera e le sfide industriali.

Sono inoltre strumenti fondamentali per far emergere aree meno intuitivamente collegate al core business dell’azienda, come la Digital Transformation, l’Innovation & ESG, il Real Estate e molte altre, dimostrando quanto il Gruppo Amadori ricerchi competenze multidisciplinari e profili diversi.

7) C’è qualcosa che avresti voluto sentirti dire all’inizio del tuo percorso e che oggi vorresti trasmettere a chi vuole seguire una strada simile?

La vera formazione non avviene solo in aula, ma soprattutto sul campo, osservando, ascoltando e confrontandosi con chi ha più esperienza.

Anche nei momenti di difficoltà o incertezza, è importante assorbire il più possibile dalle persone che lavorano in azienda da anni. Le competenze si costruiscono giorno dopo giorno e spesso proprio le situazioni più complesse accelerano l’apprendimento. Guardare a queste sfide come occasioni, e non come ostacoli, fa una grande differenza nel percorso professionale.

8) Per chi vorrebbe entrare a far parte dell' area di Ingegneria di Produzione Alimentare del Gruppo Amadori: che consigli pratici daresti?

Per le figure junior, il Gruppo Amadori pone grande attenzione all’attitudine, alla flessibilità e alle soft skill. La voglia di imparare, l’umiltà, la capacità di comunicare con interlocutori diversi, il problem solving e la proattività sono elementi fondamentali.

Le competenze tecniche sono certamente importanti, ma per chi è all’inizio del percorso vengono sviluppate direttamente in azienda. Ciò che fa davvero la differenza è la predisposizione a mettersi in gioco in un contesto dinamico, dove non esistono giornate tutte uguali.

Per i ruoli senior il background tecnico assume naturalmente un peso maggiore, ma per chi entra oggi nel Gruppo Amadori il consiglio è quello di lavorare sull’attitudine, sulla capacità di apprendere e sul desiderio di crescere in un contesto industriale complesso e stimolante.

"La vera forza del Gruppo Amadori risiede in un’ingegneria pratica e collaborativa, dove il lavoro di squadra e le opportunità di crescita professionale vanno di pari passo con l’eccellenza tecnica" 

 

1) Durante i tuoi studi, cosa ti ha spinto a scegliere Ingegneria dell’industria alimentare e, più avanti, a specializzarti in ingegneria meccanica dell’industria alimentare?

La scelta di Ingegneria dell’Industria Alimentare nasce da una forte convinzione di fondo per cui volevo diventare ingegnere. È sempre stata una vocazione naturale, qualcosa che sentivo affine al mio modo di pensare. Valutando l’offerta dell’Università di Bologna, questo corso, all’epoca relativamente nuovo, mi ha colpito perché coniugava ingegneria e processi industriali, offrendo una prospettiva concreta sul funzionamento delle grandi realtà produttive.

Probabilmente ha influito anche il mio interesse maturato nel tempo per il “dietro le quinte” dell’industria, alimentato da programmi divulgativi quali “Com’è fatto”, che raccontano come nascono i prodotti attraverso processi articolati e tecnologie avanzate. Col senno di poi, quella scelta si è rivelata particolarmente strategica, mi ha permesso di sviluppare competenze trasversali sui processi industriali e ha rappresentato una base solida per il mio percorso professionale nel Gruppo Amadori, dove la complessità produttiva è un elemento centrale.

2) Nel tuo ruolo coordini un team di Ingegneri di processo e Ingegneri impianti. Come si differenziano queste due figure e come lavorano insieme nella quotidianità?

Le due figure si distinguono principalmente per l’ambito di responsabilità, pur lavorando in modo fortemente integrato.
L’Ingegnere di Processo presidia il cuore produttivo dell’azienda, occupandosi del flusso del prodotto, delle macchine di processo e della definizione delle esigenze tecniche necessarie al funzionamento delle linee, come fabbisogni energetici, termici e produttivi. È una figura che costruisce la visione complessiva del processo e ne garantisce l’efficienza e la coerenza con gli obiettivi industriali.

L’Ingegnere degli Impianti, invece, traduce queste esigenze in infrastrutture concrete. Progetta e coordina la realizzazione degli impianti, dei fabbricati e delle utilities come elettricità, vapore, acqua, aria compressa e così via, che rendono possibile l’operatività delle linee di processo.

Nella quotidianità, il lavoro è fortemente sinergico. Il risultato del lavoro dell’Ingegnere di Processo rappresenta l’input per il progetto impiantistico. Allo stesso modo, le esigenze legate agli spazi e ai layout produttivi vengono trasformate dall’Ingegnere Impianti in soluzioni tecniche concrete.

Il ruolo di Ingegnere di Processo è particolarmente stimolante per un giovane dal momento che non è standardizzato in ambito accademico e richiede una formazione prevalentemente sul campo. Essere questa figura in Gruppo Amadori, consente di sviluppare una visione a 360° sul core business dell’azienda, rendendolo un ruolo altamente formativo, strategico e trasversale, capace di integrare competenze tecniche, gestionali e organizzative.

3) Gruppo Amadori è una realtà industriale complessa. Quali sono oggi le principali sfide ingegneristiche che ti trovi ad affrontare?

Operare nel Gruppo Amadori significa muoversi in un contesto industriale articolato, dove il valore dell’ingegneria risiede nella capacità di confrontarsi con la complessità e coordinare molteplici attori e competenze.

Il ruolo dell’Ingegnere di Processo è centrale nella traduzione delle esigenze del business in progetti concreti. Raccogliamo input che arrivano dalla produzione, dalla manutenzione e dalla direzione industriale, spesso in risposta a nuove richieste di mercato, e li trasformiamo in specifiche di progetto che vengono poi sviluppate da fornitori e partner tecnici.

Le principali sfide si concentrano su tre ambiti chiave. Il primo riguarda la sicurezza ed ergonomia degli operatori. Progettare linee sicure, efficienti ed ergonomiche è una priorità assoluta e richiede un presidio costante da parte nostra.
Il secondo è la sicurezza alimentare e l’igiene. Garantire criteri di hygienic design lungo tutta la filiera produttiva è fondamentale, soprattutto in un settore come quello alimentare.
Infine, c’è una sfida trasversale ma decisiva, cioè quella di far dialogare professionalità diverse. Mettere attorno allo stesso tavolo manutentori, responsabili di reparto, qualità, marketing e fornitori richiede capacità di ascolto, mediazione e visione sistemica, che sono ormai competenze essenziali per chi lavora in ingegneria industriale.

4) Secondo te, cosa contraddistingue il Gruppo Amadori rispetto ad altre realtà del settore alimentare?

Uno degli elementi che più caratterizza il Gruppo Amadori è la reale possibilità di crescita interna. La valorizzazione delle persone è concreta. Esistono numerosi percorsi professionali che dimostrano come sia possibile evolvere nel tempo e raggiungere ruoli di responsabilità grazie ai risultati, alle competenze e all’impegno.

A questo si affianca una cultura organizzativa informale e accessibile. Pur essendo una grande realtà industriale, il Gruppo mantiene un clima di collaborazione e apertura, dove il dialogo tra livelli organizzativi è naturale e quotidiano.

Infine, un elemento distintivo fondamentale è la filiera altamente integrata, dal mondo agricolo alla trasformazione industriale fino alla distribuzione. Questo consente di sviluppare una visione completa del business e rende il contesto stimolante per chi lavora in ambito tecnico e ingegneristico.

5) Dal punto di vista delle persone, quali sono i principali punti di forza del Gruppo Amadori come luogo di lavoro?

Flessibilità e benessere sono oggi priorità concrete nel Gruppo Amadori. L’azienda ha introdotto negli anni strumenti e iniziative che favoriscono un equilibrio reale tra vita privata e professionale, rispondendo alle esigenze delle nuove generazioni.

Lo smart working è stato mantenuto anche dopo il periodo pandemico, l’orario di lavoro è flessibile con ingresso tra le 8 e le 10, e sono attivi servizi di supporto psicologico gratuito, oltre a iniziative dedicate alla genitorialità e al benessere complessivo delle persone.

Accanto a questi aspetti, il Gruppo promuove un forte senso di coinvolgimento, attenzione alla salute e sicurezza, formazione continua e prospettive di crescita professionale. È un ambiente che negli anni si è evoluto, adottando un approccio moderno alla gestione delle persone, mantenendo il valore delle relazioni e della collaborazione.

6) Quanto è importante creare ponti con le università e con iniziative come la B. Future Challenge a cui avete partecipato recentemente?

Creare ponti con il mondo accademico è strategico, soprattutto per le aree STEM e ingegneria. Queste collaborazioni permettono di raccontare la reale complessità industriale del Gruppo Amadori, a volte poco conosciuta dagli studenti, e di mostrare le numerose opportunità professionali che offre.

Iniziative come la B. Future Challenge rappresentano un valore aggiunto per entrambe le parti. Per l’azienda sono un processo di valutazione immersivo e più efficace dei tradizionali colloqui; mentre per gli studenti rappresentano un’occasione concreta per conoscere dall’interno la nostra realtà, la filiera e le sfide industriali.

Sono inoltre strumenti fondamentali per far emergere aree meno intuitivamente collegate al core business dell’azienda, come la Digital Transformation, l’Innovation & ESG, il Real Estate e molte altre, dimostrando quanto il Gruppo Amadori ricerchi competenze multidisciplinari e profili diversi.

7) C’è qualcosa che avresti voluto sentirti dire all’inizio del tuo percorso e che oggi vorresti trasmettere a chi vuole seguire una strada simile?

La vera formazione non avviene solo in aula, ma soprattutto sul campo, osservando, ascoltando e confrontandosi con chi ha più esperienza.

Anche nei momenti di difficoltà o incertezza, è importante assorbire il più possibile dalle persone che lavorano in azienda da anni. Le competenze si costruiscono giorno dopo giorno e spesso proprio le situazioni più complesse accelerano l’apprendimento. Guardare a queste sfide come occasioni, e non come ostacoli, fa una grande differenza nel percorso professionale.

8) Per chi vorrebbe entrare a far parte dell' area di Ingegneria di Produzione Alimentare del Gruppo Amadori: che consigli pratici daresti?

Per le figure junior, il Gruppo Amadori pone grande attenzione all’attitudine, alla flessibilità e alle soft skill. La voglia di imparare, l’umiltà, la capacità di comunicare con interlocutori diversi, il problem solving e la proattività sono elementi fondamentali.

Le competenze tecniche sono certamente importanti, ma per chi è all’inizio del percorso vengono sviluppate direttamente in azienda. Ciò che fa davvero la differenza è la predisposizione a mettersi in gioco in un contesto dinamico, dove non esistono giornate tutte uguali.

Per i ruoli senior il background tecnico assume naturalmente un peso maggiore, ma per chi entra oggi nel Gruppo Amadori il consiglio è quello di lavorare sull’attitudine, sulla capacità di apprendere e sul desiderio di crescere in un contesto industriale complesso e stimolante.